La linea gialla, arriva la fiction sulla Strage di Bologna

di Mario Commenta

Prodotta da Repubblica e Movie Movie, sarà distribuita dal quotidiano in tutte le edicole a partire da metà luglio e proiettata il 2 agosto a Piazza Maggiore in occasione del trentacinquesimo anniversario della strage.

Valentina Lodovini sarà la attrice protagonista ne “La linea gialla”, una docufiction per non dimenticare il tragico 2 agosto 1980 di Bologna.

 

Proprio nella città dell’attentato alla stazione in questi giorni si sta girando questa importante produzione, curata da Movie Movie e Repubblica. Sarà lo stesso quotidiano a distribuirla in tutte le edicole italiane a partire dalla seconda metà di luglio. Nel contempo, “La linea gialla” verrà proiettata in Piazza Maggiore a Bologna in occasione del trentacinquesimo anniversario della strage, il prossimo due agosto a seguito del concerto che si tiene ogni anno.

Francesco Conversano e Nene Grignaffini, registi della docufiction, stanno effettuando riprese presso la stazione ferroviaria e presso il Museo di Ustica. Ma non mancheranno riprese a Piazza Maggiore, al Mercato delle Erbe, in piazza Santo Stefano e al Mambo. Durante i prossimi giorni la troupe sarà anche in Sala Borsa, in varie strade del centro e all’hotel Corona d’Oro.

Quello scritto da Emilio Marrese, partendo da un’iniziativa di Aldo Balzanelli, non è un classico documentario, ma una vera e propria fiction, corredata da documenti d’epoca, con l’obiettivo di coltivare, in modo non convenzionale, la memoria della più sanguinosa strage del Dopoguerra in Italia. E l’ambizione di catturare l’attenzione soprattutto le giovani generazioni con una storia che unisce al dramma anche i toni leggeri della commedia.

Valentina Lodovini (Fortapàsc, Benvenuti al Sud, La giusta distanza, Ma che bella sorpresa, ha subito sposato il progetto con entusiasmo:

Quando l’ho detto a mia sorella le sono venuti gli occhi lucidi: in quella strage ha perduto un amico, un ragazzo di 21 anni che viveva a San Leo, una frazione del nostro paese in provincia di Arezzo. Si chiamava Roberto Procelli. Sembrerà retorico ma da cittadina mi fa una rabbia infinita l’idea che ancora oggi non si sappia perché, non si conoscano i mandanti. Vorrei esserci il giorno in cui verrà fuori la verità, perché mi auguro che prima o poi gli storici riusciranno a stabilirla. E solo allora sarà un momento da dimenticare. Fino ad allora faccio mia una frase di Peppino Impastato che prima o poi mi tatuerò addosso: la conoscenza ci salverà.

 

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