Gli U2 vanno al Cinema(in 3d)

di Emanuele Zambon Commenta

Gli U2 sbarcano anche al Cinema. E se la band non se la passa benissimo in questo momento( vedi i recenti guai fisici del frontman Bono Vox ) c'è il documentario U23D a rallegrare i fan della band irlandese

Indubbiamente la grande tendenza cinematografica di questo 2010 sembra essere il 3d, vera e propria soluzione acchiappa-incassi( chiedere ad Avatar per conferma ). Accade quindi che uno dei gruppi storici del rock, gli U2, diventino i protagonisti di questo appassionante documentario dal sapore di live musicale. E pazienza se il 3d non sia poi così esaltante( ma in quali film lo è stato?). Basta una scintilla, un accordo di chitarra per essere risucchiati nelle atmosfere calienti di una Buenos Aires in delirio dinanzi al quartetto irlandese capeggiato dal frontman Bono Vox.

Il concerto in questione è una delle tappe sudamericane del Vertigo Tour del 2007. Lo stadio della metropoli argentina, avvolto da una calda tonalità di rosso, si accende sulle vibranti note iniziali di “Vertigo”, singolo orecchiabilissimo che apre la kermesse omonima. 85 minuti di puro intrattenimento ma non solo. Perchè gli U2 confermano la loro fama di gruppo impegnato nel sociale, lanciando messaggi a favore dei diritti dei più deboli e contro la guerra.



Succede così che un concerto si trasforma in un evento, un evento diviene un brivido e per un’ora e mezza il mondo intero finisce nel dimenticatoio. Al suo posto un ovale rosso argentino e 4 ex ragazzi in grado di dimostrare che la via per la pensione è ancora lontana, il tutto fra assoli di chitarra, acuti e battiti di mani che grazie al 3d e agli effetti sonori del cinema riducono, anche se poco, il gap con un live.

Bene, bravi, bis. E standing ovation per Bono che fra successi come “One” e “With or Without you” propone un pezzo sublime, scritto e cantato anni fa con Luciano Pavarotti che risponde al nome di “Miss Sarajevo“. Il cantante irlandese si prende anche il lusso di sostituirlo e rivela doti nascoste di soprano. Lì il 3d può fare ben poco, il vero effetto speciale è la pelle d’oca nel sentire un artista internazionale cantare in italiano.

Emanuele Zambon

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