
Nel film, il regista Renè Ferretti decide di mollare la brutta fiction che ha diretto per diversi anni per tentare il grande salto al cinema: vuole dedicarsi ad un film d’autore.
Come Spartaco, decide di ribellarsi da anni di schiavitù intellettuale e provare a pensare con la sua testa, dando estro a tutte le sue capacità intelletive; peccato però che Renè si renda conto man mano che il mondo del cinema è anche peggio di quello della televisione, dal quale proviene.
In modo particolare è difficile per la troupe di Ferretti adattarsi ad un diverso modo di lavorare, in un mondo snob fatto di attrici nevrotiche, sceneggiatori modaioli, eroinomani, squali e improvvisati.
Un mondo, quello del cinema italiano, che non è giovane bensì del tutto immaturo.





