La fine è il mio inizio, recensione

di Elena Botta Commenta

Venerdì 1 aprile esce nelle sale il film diretto da Jo Baier, intitolato La fine è il mio inizio,tratto dal romanzo omonimo di Tiziano Terzani e che vede tra gli interpreti principali Bruno Ganz e Elio Germano

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Venerdì 1 aprile esce nelle sale il film diretto da Jo Baier, intitolato La fine è il mio inizio, tratto dal romanzo omonimo di Tiziano Terzani e che vede tra gli interpreti principali Bruno Ganz e Elio Germano.
Il film racconta la storia di Tiziano Terzani che, giunto al capitolo finale della sua vita decide di raccontare le sue vicissitudini al figlio che arriva da New York e parlargli del viaggio spirituale intrapreso quando ha scoperto di avere un tumore.
Il film si ispira alla biografia postuma dettata dallo scrittore al figlio Folco; “nella mia vita ho vissuto con intensità, per cui non ho rimpianti, non ho paura…a morte è l’unica cosa nuova che mi può succedere.”
Questa è la sintesi della vita dello scrittore che va incontro alla morte con uno spirito indomito, senza paura e con la consapevolezza che tutto prima o poi deve inevitabilmente terminare.



Film che tocca in modo molto intenso la spiritualità e racconta la vita di un uomo che ha toccato con mano la sofferenza sua e degli altri, il cancro che lo sta uccidendo e le morti e le sevizie viste quando faceva il reporter di guerra in Vietnam.
Un film straordinario, straziante di fronte alla figura di un uomo devastato dalla malattia ma positivo perchè proprio quell’uomo esorcizza la morte come un passaggio obbligato e dice “io non sono più Tiziano Terzani, mi sento leggero e dal momento che non sono niente di specifico mi posso permettere di essere tutto”.
Il tutto ed il niente al contempo; la compenetrazione con l’universo, con la legge mistica che regola la vita del cosmo e di cui tutti facciamo parte (quello che in giapponese si chiama Esho Funi, ossia l’inseparabilità o non dualità della vita con il suo ambiente) e quindi la consapevolezza della propria eternità e del legame con tutti gli esseri viventi.
Una lotta continua tra la parte oscura (il cancro in questo caso) e quella illuminata, la cosiddetta buddità, rappresentata dalla saggezza e dall’accettazione della morte, ma non in modo passivo, anzi, con lo spirito indomito del leone che affronta una nuova caccia.
Semplicemente un film straordinario, così com’è stato Terzani.

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