Intervista ad Oliver Stone

di Paolo Maria Addabbo Commenta

In occasione dell’uscita italiana del sequel “Wall Street. Il denaro non dorme mai” il discusso regista americano incontra la stampa...

oliver

In occasione dell’uscita italiana del sequel “Wall Street. Il denaro non dorme mai”, prevista in Italia il prossimo 22 ottobre, il discusso regista americano incontra la stampa a Roma presso l’Hotel Eden.
Oliver Stone ci accoglie, cordialmente, in una piccola sala e risponde alle nostre domande talvolta con humor ed ironia.

Leggiamo subito l’intervista.


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D:Questo film è tragico dal punto di vista economico, ma non da quello personale. L’insegnamento del finale economico tragico qual è? Forse è questo: “vivete lo stesso tanto non c’è niente da fare se una cosa ci cade sulla testa”.
R:Non lo so francamente. Sicuramente la situazione finanzia è tragica e precaria in tutto il mondo. Mio padre era un agente di borsa, ho visto che vuol dire instabilità. Nella mia vita ho assistito a ben quattro bolle finanziarie, ho assistito alle società tornare al benessere dopo le bolle, ho visto le società vivere al di sopra delle proprie possibilità, l’ho visto col Vietnam –ha combattuto come volontario ndr- , ho visto negli anni 80 la deregulation, nei 90 e nel 2000 con la bolla di internet, quando società valutate miliardi che in realtà non valevano niente, non facevano utili, poi quest’ultima: la bolla immobiliare; quindi, considerata tutta questa esperienza, ho guardato con una certa ironia nel film, con distacco, con sarcasmo, e David Byrne (colui che ha scritto testi della colonna sonora) ha colto bene il senso filosofico della natura di questo fenomeno. Noi, nonostante tutto questo, continuiamo a vivere, a fare figli, sposarci. Per questo ho speranza e sono ottimista nell’andare avanti. Gordon Gekko nel film dice: “la prossima bolla sarà quella verde” bene io spero che sia una bolla finanziaria per le fonti rinnovabili; sarebbe l’unico modo di fermare l’inquinamento.

D:Ha deciso di fare il seguito di “Wall Street” del 1987 per la situazione economica attuale o anche per vedere come sono diventati i personaggi dopo circa vent’anni?
R:L’unico personaggio presente in entrambi i film in realtà è quello interpretato da Douglas. Questo per me è un film completamente fresco, nuovo: nuova storia, nuovi momenti. Io non credo che questo sia un “sequel” e spero che questo film “chiuda” questi ultimi decenni, che la situazione cambi. Questo è un film che parla dell’etica di Gordon Gekko mentre il precedente dell’etica di Sheen. Certo, devo ammettere, che non avrei fatto questo film se non ci fossero stati tutti questi stravolgimenti finanziari.

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D:Appare molto realistica la scena della richiesta al governo americano di fondi per salvare le banche, evitando il tracollo finanziario e addebitando i costi alla popolazione. Volevo sapere se ha avuto modo di parlare con qualcuno che a quella riunione ha partecipato davvero e se le cose sono andate così. Lei cosa pensa della scelta del governo, visto che oramai è esperto di economia?
R:Io non sono un esperto di economia, faccio solo delle irruzioni in questo mondo, mi documento e mi informo. Mio padre, invece, era un agente di borsa.
Per quella scena, per cui ho sentito una grande responsabilità data l’importanza dell’argomento, in realtà ho condensato in due riunioni tutto quello che ho trovato documentandomi. In realtà quelle riunioni erano più noiose, più lunghe…

Noi le abbiamo adattate e condensate cinematograficamente, in questi due scene: la riunione in cui si decide di far fallire la Leman Brothers e quando non si riesce a convincere la Federal Reserve ad investire per non far fallire le banche.
Non parlo a livello di esperto, ma a livello personale, avrei lasciato fallire la Leman e le banche, con tutto il mercato. Quest’ultimo, con la globalizzazione, è diventato disfunzionale. Da outsider avrei lasciando andare a far fottere le banche perché sono i primi a fare i ladri anche tra di loro. Dopo due anni avrei voluto banche nuove, più fresche, gestite in maniera diverse. Oggi sono diventate più rigide, socialiste, dipendenti dalla “morfina” erogata dal governo. Alcuni pensano che quei miliardi dovevano essere iniettati nel mercato immobiliare, e solo successivamente, alle banche. Non hanno avuto vergogna a intascare i bonus…

D:In una scena Gordon parla ai giovani e gli spiega il motivi perché molti di loro non hanno avvenire. Ci sono tanti giovani che negli 80 sono diventanti tanti “Gordon”, anche ispirandosi al suo film… Spera invece che oggi, col nuovo film, qualcuno si penta di quello che ha fatto dopo essere andato al cinema?
R:Io credo che non sia tutto bianco e nero. Alcuni brokers hanno agito bene, noi abbiamo bisogno comunque di Wall Street, motore necessario del capitalismo. Io credo in un libero mercato “regolamentato”: l’unico modo conosciuto, che funziona per la distribuzione del reddito. Il socialismo e il comunismo hanno dei limiti. Poi il mondo è cambiato: all’epoca di mio padre non si poteva fare profitto senza produzione.

Oggi invece c’è il problema dei “falsi” redditi. Non si investiva per produrre, investire soldi nei soldi e questo, dal punto di vista biblico, si chiama usura, portà la società fuori equilibrio. I personaggi dei film sono o completamente inventati o ispirati al reale. Io credo che il primo film abbia reso sexy i soldi, però di quei brokers di allora alcuni sono veri stronzi altri no. Oggi invece Wall Street è cambiata: è impopolare. Per questo Wall Street dovrà cambiarsi da sola.

D:Ci sarà una svolta positiva per la società, in particolare nel 2012, tenendo anche conto delle profezie maya -l’interprete appare incredula quando sente delle profezie-? Il suo film vuole invitare a non essere ingordi?
R:Credo che lei abbia inquadrato il problema. Noi dovremo adeguarci ad essere umani in un’altra forma per sfuggire a questo capitalismo predatorio che ci tiene sotto scacco. La società è sommersa nell’avidità e nel materialismo dal periodo di Regan: lo vediamo anche in una scena del film, in cui Josh risponde alla domanda “quanto vale?” e dice: “di più!”. La risposta invece dovrebbe essere basta!

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D:Gekko è un personaggio negativo. Il fatto che il meccanismo cinematografico ci fa essere solidali con lui è perché, in un certo senso, siamo diventati tutti cattivi?
R:In parte questo è dovuto al fascino di Douglas, col sorrisetto sornione e da rettile. Essendo un vincitore è uno stereotipo che piace agli americani. Dopo essere stato in prigione per quasi venti anni scrive un libro che chiede se e giusto essere contro l’avidità, contraddicendo tutto ciò che aveva sostenuto. Non ha più nulla, ma nonostante ciò, sfruttando la sua cinica astuzia, acquista (da novembre a marzo 2009 all’apice delle crisi) mentre tutti vendono e riesce a fare una fortuna. Non se sa ha cuore: Gordon Gekko è Gordon Gekko.

D:Cosa pensa della politica di Obama? Dopo il film su Castro – che fu bloccato negli States nel 2005- e su Chavez ha intenzione di girarne uno su qualche leader internazionale?
R:Sono situazioni diverse Cuba e il Venezuela. Chavez ha nazionalizzato solo l’otto per cento del Pil: il socialismo è lontano dall’effettiva diffusione nel Venezuela e lui fa tutto quello che può per le masse. Ci sono problemi come la corruzione, ma questo è anche un retaggio capitalista. C’è un atteggiamento completamente diverso dagli Usa sulla nazionalizzazione: perché non si pensa a chi appartengono effettivamente le risorse? Perché non si pensa di tassare maggiormante quegli utili di chi, per esempio, incassa molti più soldi solo perché sale il prezzo del petrolio –e il consumatore ci perde due volte ndr-? Perché non si tassano quei profitti?

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