Il Rito, recensione

di Elena Botta Commenta

Oggi, venerdì esce nelle sale italiane Il Rito, film interpretato da Anthony Hopkins e che racconta la storia di un seminarista che viene mandato dal Vaticano a studiare un esorcismo

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Oggi, venerdì esce nelle sale italiane Il Rito, film interpretato da Anthony Hopkins e che racconta la storia di un seminarista che viene mandato dal Vaticano a studiare un esorcismo.
Il protagonista è un ragazzo che lavora nell’impresa di pompe funebri del padre e decide di prendere i voti, ma dopo il seminario scrive una lettera in cui dice di voler rinunciare al sacerdozio, ma un sacerdote che ha fiducia in lui lo convince ad andare a Roma per prendere parte ad un corso sugli esorcismi.
Lì si mette in contatto con padre Lucas, un anziano ed eclettico esorcista che lo coinvolgerà in un caso drammatico che lo spingerà a cercare la fede dentro di sè.



Ovviamente il paragone è d’obbligo, o per lo meno, tutti si sono domandati se c’è una somiglianza con l‘Esorcista di William Friedkin e la risposta è no: Mikael Håfström è riuscito nell’impresa di non fare un clone del capostipite dei film di genere.
Chiaro è che gli elementi di base sono comuni:due sacerdoti, una bambina, il diavolo ma tutto si ferma a questo: la pellicola è in realtà non è un horror ma una cupa analisi sulla realtà e sull’influenza del male in essa, descritta con una certa rassegnazione.
Alla base c’è una insistente ricerca di Dio che però inevitabilmente deve passare attraverso il male assoluto; la prima parte del film è ben riuscita, in cui si analizza il rapporto del giovane con la morte, che lo tocca sin dalla giovane età (una sorta di stilizzazione di Edgar Allan Poe e della sua vita) e che impara a conviverci in modo naturale anche se, appunto come Poe, non è riuscito a cancellare l’immagine della madre morta.
Ma, a differenza dell’autore di racconti del mistero, quest’esperienza lo porta a cercare un diretto contatto con Dio, tramite il sacerdozio, ma che non lo soddisfa fino in fondo, tanto da voler mollare; questo dubbio permane nel ragazzo fino alla fine del film, quando dentro la stanza con la bambina posseduta sembra finalmente trovare ciò che cerca da tutta la vita.
Anthony Hopkins è straordinario come al solito, imprimendo nel personaggio una forza ed un caratterizzazione che solo lui riesce a dare, e ci porta per mano dentro il male assoluto dal quale però poi lui sembra non riuscire più ad uscire.


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