Martin Scorsese intervistato da CineTV.info

di Marilina Glorioso Commenta

Martin Scorsese in occasione della presentazione del suo ultimo film, svoltasi recentemente a Roma, ci parla degli aspetti salienti di “Shutter Island”, di cosa l’ha spinto a girare questo film e non solo...

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Il grande regista Martin Scorsese in occasione della presentazione del suo ultimo film, svoltasi recentemente a Roma, ci parla degli aspetti salienti di “Shutter Island”, di cosa l’ha spinto a girare questo film e non solo…
Andiamo subito a leggere l’intervista.



D: “Se qualcuno avesse visto tantissimi film americani dei classici degli anni ‘40 e vedendo il suo dicesse che sembra un film di Fritz Lang diretto da Fuller o il contario, lei cosa risponderebbe?”

R: “Ovviamente non mi considero al livello di questi registi; tuttavia per me è un grande onore essere menzionato insieme a loro; se comunque questo film ricorda quelli che loro hanno realizzato negli anni ‘30-‘40 è perché rientra in quella linea cinematografica”.

D: “Lei ci ha abituato a dei film in cui la violenza si mescola al complotto ed è spesso lo Stato l’autore di questo complotto. La realtà è così complicata? E’ così difficile discernere il male?”

R: Questo film è basato sul romanzo di Lehane autore anche di Mystic River; sono stato attirato soprattutto dal materiale, ero perfettamente in sintonia con quest’ultimo, e devo dire che conosco bene quel senso timore, di paranoia; in fondo sono cresciuto a New York, nel ‘52 avevo dieci anni, un po’ fa parte della mia vita, è lo stesso senso di paura e paranoia che ci accompagna anche oggi. Si, ho dei sospetti sulle autorità, su chi detiene il potere e ciò si riflette sulle scelte che faccio.”

D: “E’ un film perfetto per andare al Festival di Berlino: volevo sapere qual è il suo debito verso il cinema europeo e nei confronti della cinematografia tedesca degli anni ‘20-‘30?”

R: C’è sempre stata la presenza del cinema tedesco nel mio background: d’altronde sono cresciuto negli anni ‘40, ‘50, ‘60 e molti dei film realizzati a Hollywood erano prodotti da immigrati alcuni dei quali provenivano proprio dalla Germania o dall’Austria; poi c’erano i film prodotti dopo la seconda guerra mondiale, o i film noir; il primo film che ho fatto vedere al cast di “Shutter Island” è stato l’ “Ora“, dove l’attore interpreta in maniera fantastica un uomo devastato dalla guerra che arriva a innamorarsi di un fantasma; il secondo film era “Out of the past“ (Le catene della colpa): anche qui c’è un enigma, una sorta di ragnatela, che nasconde un mistero; io ho visto tutti quei film semplicemente perché venivano proiettati nel periodo in cui sono cresciuto dunque anche se non ho un debito diretto, un amore per il cinema tedesco come per quello italiano, fa comunque parte della mia vita.”

foto di Daniele Grillo
foto di Daniele Grillo

D: “E’ il quarto film che fa insieme a Di Caprio. Com’è cambiato il vostro rapporto in questi quattro film?”

R: “Beh, se il nostro rapporto è cambiato sicuramente si è evoluto in una fiducia sempre più profonda nel nostro lavoro iniziata con The Aviator e migliorata con The Departed; con questo film “Shutter Island” siamo andati oltre sia a livello emotivo che psicologico; per me lavorare con Leonardo è sempre una grande ispirazione perché utilizza la sua esperienza accumulata e la incanala in un successo di crescita creativa; in fondo abbiamo gusti analoghi, quindi speriamo di continuare ad accrescere questo rapporto.”

D: “Nel film si porta avanti il tema della violenza e questo è un debito nei confronti del libro di Lehane. Se dovesse descrivere questo film all’interno della sua vasta cinematografia con un aggettivo o un superlativo quale sceglierebbe?”

R: “La cosa che mi ha ispirato in questa storia è stato il personaggio di Teddy; mi ha affascinato molto, c’è una sfumatura del suo carattere in cui la violenza ha avuto un forte impatto formativo; sono rimasto toccato da questo personaggio soprattutto alla fine della storia, dal suo percorso, dal suo viaggio, dalla sofferenza di tutte le persone coinvolte; automaticamente questo mi ha fatto riflettere su chi siamo noi come esseri umani, quanto c’è dentro di noi di violento, fino a che punto questa violenza può essere eliminata tramite l‘evoluzione. Per quanto riguarda l’aggettivo mi dispiace, non me ne viene uno”.

D: “Volevo parlare di un tema laterale solo in apparenza; oltre a Dante Ferretti c’è un altro artista italiano presente in questo film, Giacinto Scelsi, grazie ai suoi due brani musicali; egli fu ricoverato in una clinica psichiatrica in Svizzera negli anni in cui fu ambientato il film perché soffriva di disturbi nervosi e tenne anche delle conferenze sui processi creativi. Volevo sapere, c’è una relazione diretta vista la somiglianza col film o è solo una coincidenza?”

R: “Inizialmente non sapevo nulla del compositore; ho scelto i brani da inserire nel film e successivamente ho saputo quanto avesse sofferto, di come la sofferenza traspare dalla sua musica e lo trovo particolarmente calzante per il personaggio di Teddy.”

D: “Quali sono le sue più grandi paure sociali e personali?”

R: “Penso che io convivo quotidianamente con la paura; non bisogna vivere nella paura ma convivere con la paura anche se non tutti sono inclini a farlo; penso in ultima analisi che questo è il mondo che andranno ad ereditare i miei figli.”

D: “Sappiamo tutti quanto siano importanti per i film di Martin Scorsese i riferimenti religiosi; ho cercato anche in questo film un qualcosa di religioso e l’ho trovato nell’immagine del Cristo tatuata nella schiena di uno dei personaggi che si trova nell‘ala dell‘ospedale dove sono rinchiusi i criminali più pericolosi. Sta a simboleggiare un cammino di redenzione per un personaggio combattuto tra il bene e il male?”

R: “Sono cattolico, l’immagine del Crocifisso fa parte del mio io, del mio essere, indica la natura della sofferenza umana; è quella l’unica immagine religiosa nel film ed è singolare la storia dell’attore che ha impersonato il paziente rinchiuso in cella: era pieno di tatuaggi tranne che nella schiena, allora gli ho proposto di farsi un tatuaggio con il volto di Gesù con la corona di spine, ovviamente andava bene anche un tatuaggio temporaneo, ma lui ha voluto fare quello vero!”

D:“C’è un futuro per la seconda parte di Viaggio nel Cinema Italiano?”

R: “Sì, ci stiamo lavorando!”

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