Leonardo Di Caprio intervistato da CineTV.info

di Marilina Glorioso Commenta

Leonardo Di Caprio ci racconta alcuni aspetti interessanti legati al film, al suo personaggio, al suo rapporto con Martin Scorsese e molto altro ancora…

foto di Daniele Grillo
foto di Daniele Grillo

Durante la presentazione di “Shutter Island” svoltasi recentemente a Roma Leonardo Di Caprio ci racconta alcuni aspetti interessanti legati al film, al suo personaggio, al suo rapporto con Martin Scorsese e molto altro ancora…
Per saperne di più leggiamo l’intervista.

D: “Cosa l’ha affascinato di questo personaggio e come ha lavorato per entrarci? Quale fra le varie paure evocate da questo racconto l’ha toccata più da vicino?”

R: “Ovviamente senza svelare niente del finale del film in quanto è imperativo, assolutamente obbligatorio per il pubblico andarlo a vedere senza sapere nulla dello svolgimento e di come andrà a finire, devo dire che questo ruolo ha una dualità, una sua duplicità; con Martin abbiamo deciso di sperimentare vari estremi, vari stadi di comportamento in quanto il mio personaggio di suo ha già un programma, un qualcosa che cerca di perseguire; questo film è un mix di vari generi, è un thriller psicologico, un horror gotico, ma al centro fondamentalmente c’è il dolore, la tragedia umana, il senso di perdita, di trauma, il modo in cui una persona affronta questa sofferenza e la capacità o meno per un essere umano di superare il suo dolore; ho fatto varie ricerche, ho studiato dei documentari sulla malattia mentale e per garantire un’autentica descrizione dei trattamenti psichiatrici dell’epoca, Scorsese ha reclutato un consulente speciale, il dottor Gilligan; già di suo il libro è estremamente toccante e profondo”.

D: “Lei è una star planetaria, un sex symbol, un grande attore. Ha degli obiettivi da porsi oggi, professionalmente parlando? Non saprei, Shakespeare, un musical, una commedia, insomma qualcosa di diverso da quello che ha fatto fin’ora…Inoltre, nella sua carriera così importante le è mai capitato di sentirsi inadeguato a un ruolo?”

R: “Interessante! Vorrei cercare di dare una risposta non troppo lunga per non sembrare un narcisista! Ho cominciato da ragazzino a fare l’attore, infatti già a 15 anni ho avuto un ruolo da protagonista, ma ho sempre avuto degli eroi, degli attori considerati degli esempi da imitare, come De Niro, James Dean e altri; quando mi hanno proposto il primo ruolo importante ho fatto tante ricerche, ho cercato di vedere molti film per avere un modello a cui ispirarmi; continuo ancora oggi a fare così, ad avere sete di sapere, non mi sono mai sentito arrivato, non ho ancora completato il cerchio, questa ricerca potrebbe durare tutta la vita; non ho specifici obiettivi da realizzare, sono attratto da personaggi tragici, incasinati, oscuri, dark e quello che mi interessa è realizzare qualcosa che mi tocca; quando interpreto un ruolo sono sempre nervoso perché ho sempre la sensazione di non aver mai fatto abbastanza!”

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D: “Lei è un personaggio impegnato per l’ambiente. Cos’è cambiato nelle sue relazioni di vita in seguito alla scelta di essere “ambientalmente” impegnato? Qual è il suo rapporto con il denaro? Cos’ è per lei la felicità?

R: “Mi interesso delle questioni ambientali da più di 13 anni ma è stato il film di Al Gore, “An inconvenient truth” a sensibilizzare l’opinione pubblica, ad aprire gli occhi alla gente su questioni quali il global warming e molti altri problemi; è estremamente importante e si deve continuare a lavorare per l’ambiente e io continuerò ad impegnarmi per questa causa. I soldi sono utili, importantissimi ma non comprano la felicità e per quanto mi riguarda ne ho più che abbastanza, pretenderne ancora sarebbe un eccesso. I soldi servono, lo ripeto, infatti senza di essi, senza il progresso economico non si svilupperebbe nemmeno il movimento ambientalista, le tecnologie verdi”.

D: “Nuovamente un film insieme a Scorsese. Com’è cambiato il vostro rapporto in questi film?”

R: “Non è solo fiducia; da parte mia c’è anche una profondissima ammirazione nei suoi confronti e nei confronti della nostra collaborazione; Scorsese ha una caratteristica che altri registi non hanno, una profonda capacità di fidarsi di te come attore, di farti sentire il proprietario del personaggio che interpreti, lui si affida a te come attore affinché tu porti avanti la narrazione come personaggio, ti offre questa grande possibilità, ti dà un profondo senso di potere, anche gli altri attori che hanno lavorato con lui lo confermerebbero”.

D: “Quali sono le sue più grandi paure sociali e personali?”

R: “Non so se posso rispondere personalmente a questa domanda; quello che posso dire però collegandomi al tema della violenza è che questi grandissimi personaggi che lui riesce a creare, adattare, rappresentare, per loro natura sono violenti: questa loro violenza che deriva dal dolore, dalla sofferenza interiore viene esteriorizzata, rivolta contro il mondo. Quello di “Shutter Island” è il personaggio più complesso, più dark e forse anche più violento che io abbia mai interpretato, ma per me è stato un grande onore poterlo fare e saperlo fare grazie a un regista come Scorsese”.

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