Intervista ad Agostino Imondi

di Eleonora Costa Commenta

Abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Agostino Imondi regista di origini italiane, vincitore dell'Orso di Cristallo come miglior film al Film Festival di Berlino 2010 con Neukölln Unlimited...

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Agostino Imondi, regista di origini italiane e residente a Berlino, si è distinto al Film Festival di Berlino 2010 con il documentario Neukölln Unlimited vincendo l’Orso di cristallo come miglior film nella sezione ‘generazione 14plus’.

Abbiamo avuto il piacere di fare una chiacchierata con Agostino Imondi che ci ha parlato del film, dei suoi progetti e degli aspetti problematici dell’emigrazione in Germania.
Leggiamo subito l’intervista.

D: Neukölln Unlimited è un film documentario, sull’emigrazione, ricco di musica e di giovani protagonisti alle prese con la burocrazie tedesca. Sino alla fine tutto è incerto ma sempre accompagnato da una nota positiva. Vengono sottolineate le problematiche che incontrano molte famiglie ad ottenere il permesso di soggiorno. Pensi che la situazione degli emigrati possa migliorare?
R: Il film non ha un Happy End, la fine è disincantante, anche se finisce su una nota positiva.
La famiglia dei protagonisti rimane senza permesso di soggiorno, un destino che tocca a migliaia di famiglie qui in Germania. La nota positiva a cui mi riferisco, è il fatto che nonostante tutto, i protagonisti del film non perdono la grinta e la voglia di farcela. Penso che le cose possano solamente migliorare, se c’è veramente la voglia di migliorare le cose.
Mi riferisco alla politica, con le sue leggi sempre più restrittive, che impediscono una vera integrazione della gente.
Ma anche ad alcune famiglie di immigrati, che hanno adottato un atteggiamento di diffidenza nei confronti della società con cui vivono. Un atteggiamento per me comprensibile, visto la diffidenza che i migranti a loro volta ricevono da gran parte della società. Anche se alla fine è proprio questo atteggiamento che aggrava i problemi.
Al momento la società tedesca sta vivendo un cambiamento di mentalità in riguardo al pluralismo etnico e culturale.
Gran parte dei tedeschi fanno ancora fatica ad accettare il fatto, che anche una persone nera, asiatica o medio orientale possa essere un cittadino tedesco. Ma il cambiamento di mentalità comunque c’è.

D: Neukölln Unlimited è anche uno dei quartieri di Berlino considerato tra i più problematici. Tu che hai vissuto a stretto contatto con la realtà di Neukölln come ce la descriveresti?
R: Negli ultimi anni è stato infamato dai mass media come quartiere ad alto rischio, tasso di disoccupazione alle stelle, ghetti etnici, mancanza d’integrazione, le solite cose…
Sono realtà che non vanno ignorate, è vero, però secondo me i problemi non vanno risolti infamando tutta una zona e i suoi abitanti. Se sento qualcuno dire che Neukölln è pericoloso, gli rispondo di andare a vedere i banlieus parigini o le borgate di alcune città italiane, prima di dire stupidaggini.
Neukölln, come altri quartieri berlinesi prima, è in constante cambiamento da un paio d’anni. Dal “quartiere problematico” è diventato il nuovo quartiere cool della città. Mi sembra di vedere un nuovo bar o una nuova discoteca spuntare come funghi ad ogni angolo.
Da un pò di tempo infatti Neukölln attira tanti giovani (studenti, artisti) che stanno trasformando la faccia del quartiere. In alcune zone di Neukölln, ormai non puoi più permetterti l’affitto. La speculazione edilizia colpisce tanti abitanti a basso reddito.

D: Come è nato il sodalizio con Dietmar Ratsch e com’è nata l’idea di girare Neukölln Unlimited?
R: L’idea di girare il film è nata dopo aver visitato un breakdance battle (competizione di breakdance) nell’autunno 2006.
Lì, in un centro sociale per giovani, incontrai Maradona, uno dei protagonisti del film, al tempo aveva 12 anni.
Essendo quasi napoletano (mio padre è campano) ho trovavo affascinante che qualcuno abbia l’umorismo di chiamare il proprio figlio Maradona. Nelle settimane seguenti tornai spesso al centro sociale alla ricerca di Maradona.
Che peraltro vinse il battle, battendo ragazzi molto più grandi di lui. Pure lì, durante le mie ricerche, conobbi Hassan, il suo fratello più grande. Man mano che conobbi il resto della famiglia e la situazione in cui si trovavano, crebbe il desiderio di farci un film.
Alcuni mesi dopo, nel 2007, iniziai un lavoro come assistente di produzione nella ditta appartenente a Dietmar Ratsch. Dopo avergli mostrato alcune immagini dei protagonisti, Dietmar mi chiese se avessi interesse a fare il film con lui. Per poter realizzare un film come “Neukölln Unlimited” ti servono una casa di produzione e almeno un canale televisivo per il finanziamento. La ditta di Dietmar aveva le conoscenze, io avevo l’idea, e quindi ci siamo messi insieme.

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D: Vincere l’Orso di Cristallo come miglior film, al Festival di Berlino, a un italiano non succedeva da tempo. Te l’aspettavi? Cosa hai provato in quel momento?
R: Alcune persone che leggeranno quest’intervista mi daranno dell’arrogante. Però sono sincero: si, me l’aspettavo. Ho lavorato 3 anni molto duro per realizzare questo film. Nei primi mesi, prima di conoscere Dietmar e la casa di produzione, ho auto-finanziato le riprese, cosa che mi ha portato all’orlo del fallimento. Comunque, quasi l’intera produzione per me era una lotta continua.
Dovevo affermarmi per ogni idea che avevo, dalla drammaturgia al montaggio. Quando poi il film ebbe la sua prima mondiale alla Berlinale, e sentii i complimenti esattamente per le idee che prima mi furono contestate, sapevo che tenere duro ne sarebbe valsa la pena.
Comunque sono i tre protagonisti del film, Hassan, Lial e Maradona, che mi hanno ispirato a stringere i denti. Perché in fondo la loro storia è proprio questa: “Per risolvere un problema devi innanzitutto credere in te stesso”.

D: Sei di origini italiane ma cittadino del mondo qual è il luogo a cui sei particolarmente legato?
R: In ogni posto dove ho vissuto per un lungo periodo ho fatto esperienze preziose, e avvolte esperienze a dir poco traumatizzanti. Comunque sono state quasi sempre esperienze che hanno arricchito la mia vita, che mi hanno fatto crescere e cambiare il modo in cui vedevo il mondo intorno.
In ogni posto dove ho vissuto mi sono rimaste amicizie profonde, e questa forse è la cosa più bella.

D: Anche tu sei stato un emigrato illegale in Australia. Qual è il ricordo più vivo di questa esperienza?
R: Ho vissuto li per 5 anni. Lo sviluppo personale e professionale che ho fatto ebbe proprio inizio in Australia. Sono nato e cresciuto in Svizzera, a Basilea. Avevo una vita sicura, stavo bene economicamente ma sentivo un grande vuoto dentro me. Quindi lasciai la Svizzera a 21 anni e mi trasferì in Autralia. Lavoravo come lavapiatti o cameriere.
Il portamonete era sempre vuoto… A Melbourne iniziai a frequentare la scena sinistra alternativa, iniziai ad occupare case,
ad interessarmi per vari temi in riguardo i diritti umani/diritti sociali. Fu durante quel periodo che conobbi alcuni ragazzi che con le loro videocamere filmavano varie manifestazioni politiche. Producevano un programma televisivo su una piccola rete locale, mostrando varie tematiche sociali e politiche, normalmente ignorate dai mass-media. Le basi iniziali per la mia carriera da film maker ebbero inizio proprio lì.

D: Adesso cosa hai in programma?
R: I 3 anni di lavoro su “Neukölln Unlimited” sono stati per me una grande lezione come vanno le cose nel film business, e ho dovuto imperare che persino un regista non è il capo assoluto di un progetto – bisogna lavorare e sentire i pareri dei produttori, distributori e redattori. Allo stesso tempo devi saper affermarti e applicare le tue idee, perché alla fine – se il film piace o no – sarai tu come regista ad essere giudicato.
Al momento lavoro con dei bambini di famiglie a basso reddito. Durante un lungo workshop imparano a fare un piccolo film. Imparano come si fa il regista,
come si usa la macchina da presa, e hanno imparato a scrivere un piccolo scenario. Finiremo il progetto verso la fine delle vacanze estive.
Ci tengo a fare lavori più piccoli come questo, perché si rimane con i piedi per terra, e al livello umano si impara sempre qualcosa.
Sto anche lavorando alla sceneggiatura per un nuovo film. Questa volta una fiction.
Con il prossimo documentario voglio lasciarmi tempo finché non trovo il tema giusto. Magari qualcosa in Italia.
Spero che con il prossimo progetto non avrò tante difficoltà ad ottenere finanziamenti. Almeno L’Orso di Cristallo dovrà servire a qualcosa …

Ciao e in bocca al lupo per tutto.
Ciao a tutti gli amici di CineTv.info!

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