Raoul Bova parla del suo ultimo film

di Eleonora Costa Commenta

Raoul Bova torna a lavorare con Carlo Vanzina ma questa volta in una commedia intrecciata sull’amore e su equivoci divertenti ...

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A 17 anni dal grande successo “Piccolo grande amore”, Raoul Bova torna a lavorare con Carlo Vanzina ma questa volta in una commedia intrecciata sull’amore e su equivoci divertenti: “Ti presento un amico” che vede Bova alle prese con un lavoro precario e immerso in diverse e potenziali love story.

L’attore parlando del film si dimostra soddisfatto e anche contento di essersi staccato dai personaggi drammatici da “tenebroso” per cimentarsi in un nuovo ruolo.

Ma per saperne di più leggiamo subito l’intervista!

D: Che cosa ha rappresentato per lei questa nuova esperienza con Carlo ed Enrico Vanzina a 17 anni dal vostro“Piccolo grande amore”?
R: Tra di noi c’era stato subito molto affetto ed una grande stima reciproca e ci eravamo ripromessi spesso di tornare a lavorare assieme. Quando mi hanno mandato la sceneggiatura di questo film Carlo mi ha spiegato che pensava da tempo di tornare a progetti più ambiziosi che andassero oltre la routine e che questa storia rappresentava una bella occasione per puntare ad una comicità all’inglese, di situazione e di circostanza e non di battuta. La storia ed il carattere del protagonista sono sati adattati poi di comune accordo come da lui e da suo fratello Enrico su certe corde che mi sono più congeniali.

D: Sente particolarmente attuale la vicenda raccontata?
R: Si affrontano temi molto legati al nostro presente come la precarietà nel mondo del lavoro e la destabilizzazione di tante persone costrette a fare lavori diversi che attraversano momenti di fortuna e disgrazia: in un momento di difficile crisi come quello che attraversiamo il mio personaggio, Marco, riceve il compito ingrato di restare a Milano per licenziare diverse persone della sua azienda ma si rende conto di quanto sia difficile farlo, vinto da ragioni umanitarie: l’unica persona che avrà cuore di mandare via sarà… se stesso, preferirà perdere il proprio posto piuttosto che venire a patti con la propria coscienza. Il lavoro è un diritto decisivo e nonostante il cinismo generale sempre più diffuso esistono per fortuna delle persone che conservano principi e regole morali in cui credere.

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D: E per quanto riguarda le problematiche d’amore?
R: In fondo sono sempre le stesse, ma oggi c’è un diffuso senso d’incertezza e di mancanza di punti fermi, le conoscenze e gli scambi sono sempre più veloci, grazie alla tecnologia ci si incontra e ci si dimentica con velocità incredibile: il lato più amaro della modernità lo avverti quando la frenesia a cui ci condanniamo ci conduce alla solitudine, la tecnologia sembra che ti porti tanti amici e invece ti accorgi presto che le persone vicine sono molto poche. Il nostro film è scritto con attenzione e sensibilità, viene fuori una bellissima ricerca dell’amore e di rapporti duraturi attraverso una storia che avrebbe potuto essere ambientata 50 anni fa ma anche tra 50 anni, perché racconta l’eterno problema della ricerca dell’anima gemella sia da parte della donna che dell’uomo. In particolare da quando mette piede a Milano Marco viene travolto da una serie di vicende sentimentali che non riesce a gestire con alcune donne particolari vittime del loro carattere e di varie nevrosi: ogni volta che viene presentato a ciascuna di loro da una diversa persona amica ognuna investe emotivamente su di lui, cercando di superare o rimuovere i problemi personali con gli attuali partner: sembra sempre che con lui scatti un innamoramento reciproco e definitivo ma poi questo non accade mai, per una serie di motivi molto divertenti. C’è chi vuole sentirsi più libera, chi vorrebbe una situazione sentimentale con maggiori certezze, e chi si è innamorata di un uomo sposato: si ritroveranno tutte “coccolate” da quest’uomo/gentiluomo che risolve un problema dietro l’altro offrendo loro la possibilità di investire emotivamente su di lui. Anche se si tratta di un film molto romantico che fa parte di un preciso filone di commedia di situazioni, Carlo Vanzina ha voluto raccontarlo mostrando una parte di verità molto forte. E’ successo a tutti noi di trovarci in un momento turbolento dove entri ed esci da qualche storia senza capirci niente ma mantenendo comunque la speranza che a un certo punto si aprirà una piccola porta ed arriverà in scena la donna della nostra vita.

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D: Lei che rapporto ha con la commedia?
R: Interpretare una commedia funziona da terapia psicologica ed è secondo me l’equivalente di un anno di analisi, serve a rilassarti, ti dà un’iniezione di divertimento e di positività, di permette di affrontare le cose con maggiore leggerezza. Noi italiani siamo stati grandi nel cinema quando siamo riusciti a ridere di noi stessi nei nostri momenti più drammatici, sarebbe bello ed importante non perdere mai la grande ironia e la capacità di sdrammatizzare che abbiamo sempre avuto. Per quello che mi riguarda è un genere che mi piace molto, sono stato fortunato a ritrovarmi quasi sempre sul set con registi sensibili e intelligenti che hanno saputo utilizzare bene la parte di commedia che ognuno di noi porta dentro di se. Sono stato troppo spesso concentrato nei ruoli drammatici di “tenebroso” e bisognava tirare fuori la mia parte brillante in maniera adeguata: questa volta però mi sono sentito diverso, mentre giravo mi veniva sempre da ridere delle situazioni che attraversavo, non pensavo di essere in grado di assecondare così bene queste corde, ma provare ad indossare bene un nuovo “vestito” e ad adoperare un’ulteriore gamma di emozioni ti arricchisce come attore e ti rende più completo.

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D: Come si è trovato con Carlo Vanzina e con gli altri attori?
R: Carlo è una persona molto piacevole e divertente, è un grande professionista, sicuro di sé, elegante, educato, rispettoso del cast e della troupe, un punto di riferimento sicuro, un pilastro della commedia che sa sempre quello che può far ridere e che cosa funziona meno, abbiamo lavorato sempre in armonia con un forte spirito di collaborazione. Sono stato a mio agio anche con le varie attrici: Conoscevo già Martina Stella ma sul set ha rappresentato per me una bella scoperta perché è una ragazza allegra, piena di vita, spiritosa e auto ironica. Stimavo poi moltissimo Barbora Bobulova fin da prima che la incontrassi e anche con lei si è creata una bellissima intesa, rinsaldata nei mesi successivi attraverso altri due film girati insieme, ancora inediti. Allo stesso modo, infine, ho apprezzato molto kelly Reilly che è arrivata in Italia e si è messa a disposizione del film con generosità ed umiltà e senza nessun capriccio da diva.

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