30 anni senza Steve McQueen

di Emanuele Zambon Commenta

Il 7 Novembre del 1980 moriva una delle stelle di Hollywood: Steve McQueen. Nasce la leggenda di un attore spericolato e sopra le righe.

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Il 7 Novembre del 1980 moriva una delle stelle di Hollywood: Steve McQueen. Nasce la leggenda di un attore spericolato e sopra le righe.

McQueen nasce nel 1930 a Beech Grove, in America. Presta servizio nell’esercito e, grazie ad un prestito concesso dai Marines, entra all’Actor’s Studio di Lee Strasberg a New York.
Ha inizio la carriera cinematografica che avrà i suoi picchi massimi in pellicole come “La Grande Fuga”, “L’Inferno di cristallo”, “Papillon” e “Getaway”.



Ma McQueen viene ricordato anche per la vita fuori dal set, fatta di relazioni burrascose con altre attrici e di un unico vero amore, quello per i motori. L’attore arriva a possedere una collezione privata di oltre cento esemplari di motociclette e svariate automobili(tutte sportive).

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La passione per i motori lo spinge a diversi contrasti con le produzioni hollywoodiane, perché McQueen prende parte a corse motociclistiche e automobilistiche, con il rischio di pregiudicare le riprese dei film a cui lavora. Non solo. Attorno alla sua figura nascono alcune leggende metropolitane, prima fra tutte quella di voler ostinatamente girare le scene più pericolose senza il supporto degli stuntman.

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Le testimonianze più celebri provengono dai film “Bullitt” e “La grande fuga” quando, McQueen, che interpreta un ufficiale americano durante la Seconda Guerra Mondiale, cerca di raggiungere la Svizzera a bordo di una motocicletta Triumph TR6 Trophy mascherata come se fosse una BMW bellica. Soltanto la scena del salto sul filo spinato fu eseguita dallo stuntman Bud Ekins. McQueen aveva voluto provare la scena una prima volta, ma finì col rovinare a terra e la produzione, per non rischiare un infortunio, impose alla star di non riprovarci. In tutte le altre scene di inseguimento è l’attore ad eseguire le evoluzioni su due ruote, rese ancor più ardue dalla circostanza che venivano effettuate sull’erba.

Proprio come cantava Vasco Rossi, la sua è stata una vita spericolata, una vita al massimo fatta di eccessi e di clamore a cui gli uomini di tutto il mondo guardano con un velo di ammirazione.

Emanuele Zambon

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