Stefania Sandrelli presenta il suo primo film

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E' una Stefania Sandrelli raggiante quella che si presenta alla conferenza stampa di Christine Cristina. Un coraggioso e altalenante film che per la prima volta la vede dietro la macchina da presa...

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E’ una Stefania Sandrelli raggiante quella che si presenta alla conferenza stampa di Christine Cristina. Un coraggioso e altalenante film che per la prima volta la vede dietro la macchina da presa e in uscita il 7 maggio nelle sale. Venti le copie previste, una distribuzione quantomeno mirata.
Abbiamo avuto il piacere di seguire la conferenza stampa, leggiamo subito cosa ci ha raccontato Stefania Sandrelli in merito al suo debutto come regista.

Al tavolo con la neo regista, la figlia e protagonista Amanda Sandrelli, Alessandro Haber, Roberto Herlitzka, Paola Tiziana Cruciani e Blas Roca Rey.
Subito un omaggio doveroso a Furio Scarpelli (supervisore alla sceneggiatura), scomparso lo scorso 28 aprile. “Un applauso come se fosse in vita” è il commento della Sandrelli che con lui ha collaborato a cinque film tra cui La Famiglia : “Secondo me uno dei film più belli che abbia avuto la fortuna di fare” – prosegue – “Era come se passasse un angelo sul set. Una persona speciale…”.

D: Come mai in un mondo in cui si rappresenta la donna in un certo modo lei ha scelto questa storia con una protagonista, se si può dire, proto-femminista?
R:“Tutto casuale. E’ Christine che ha scelto me. Ho letto la biografia è mi è entrata dentro. Il mio desidero era di rileggere questo personaggio, impulsivo, propositivo con forza e grazia prettamente femminili. E’ possibile che nel 1364 sia nata una donna del genere e ce l’ha fatta nonostante l’epoca in cui è vissuta? Mentre oggi siamo ridotte a merce di scambio e basta? Io trovo ogni giorno più attuale questo film. Ho fatto bene a farlo”.

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D: La ricercatezza estetica del film è qualcosa di unico, dalla fotografia quasi pittorica alle musiche. Visto che la regia è a “quattro mani” da chi è venuto questo imput?
R:“Abbiamo collaborato tutti. Giovanni (Soldati) ha dato una grande mano ma è stato più dietro le quinte. Non potevamo fare i fratelli Taviani altrimenti avremmo sottratto tempo alla troupe! Ci siamo consultati molto però. Dal lato estetico credo che gran parte del merito sia di Paolo Carnera (il direttore della fotografia). Anche i costumi di Nanà (Cecchi) sono semplici e meravigliosi. Al servizio dell’attore. Tutti lavoravamo convinti sulla stessa idea. Come una famiglia. Questa è la magia del cinema.”.

D: L’ambientazione perfetta e il sistema in cui i personaggi sono inseriti risalta ancor più la personalità di Cristina come mente moderna in epoca barbarica. E’ stato fatto su questo un lavoro specifico?
R:E’ partito tutto da lì. Il centro era quello. Un idea all’avanguardia in un momento storico buio. Dove le donne se rimanevano vedove, o si risposavano o andavano in convento o marcivano ai lati delle strade”.

D: La donna oggi è ridotta a merce di scambio. Cosa intende? Ci sono responsabilità da parte delle donne?
R:“Sicuramente. Non sono ne obbligate ne frustate. Però il sostegno manca. Se prima non c’era forse oggi ce n’è ancora meno…”

Amanda Sandrelli aggiunge: “Penso che ci siano delle caratteristiche femminili come la grazie e la pazienza che sono state messe da parte. Come se il femminismo prevedesse un adattamento ad un modo di gestire il potere completamente maschile perdendo di vista le doti e i talenti delle donne. Fa comodo che le donne abbiano una posizione subordinata. Forse il film è importante per questo, anche noi come Cristina ce la possiamo fare in un periodo meno violento ma non certo luminoso”.

Sulla stessa questione interviene anche Paola Cruciani: “Che l’epoca sia meno buia del medioevo non credo. La figura femminile è relegata a soprammobile, a comodino. E’ talmente evidente. Mi aspetto da un momento all’altro una legge che obblighi ad uscire coi tacchi a spillo! Il problema è soprattutto nella dominante maschile”.

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Torniamo alla neo regista. Anche per un’attrice affermata come lei è stato difficile portare a termine un sogno come questo, visto che vent’anni fa non le era riuscito?
R:“Assolutamente si. Ma mi sono incaponita! Vent’anni fa con Buongiorno Amore, mi hanno detto di no tutti. Con Christine ce l’ho messa tutta, sono andata ovunque e fatto di tutto. E ci sono riuscita. Io starei già apposto così. Amando il cinema rispetto il pubblico e l’ho fatto perché mi sarebbe piaciuto vederlo al cinema. E non lo dico per mandarvi in sala!”.

D:Cosa le è piaciuto di più o di meno
nel ruolo di regista? Sarà la prima di altre opere?

R:”Ho vissuto tutte le sensazioni che vedevo nei registi con cui ho lavorato. Con gli attori è stata una meraviglia, ringrazio tutti. Una disponibilità che considero la cosa più preziosa nel nostro lavoro. Ne farei altri cento di film ma non so se sarebbe conveniente. Potrei mettermi a ritrarre delle donne interessanti della storia. Film brevi e semplici”.

Una domanda poi per Haber: come si è trovato davanti ad un esordiente con cui aveva già esperienza?
R:“Ho avuto la fortuna di lavorarci come collega. Lei ha lavorato con i più grandi. Ho risposto subito. Il personaggio mi stava bene addosso. Se fossi vissuto in quel periodo sarei stato Charleton, avrei fatto quella fine perché nel cinema italiano sono una specie di marziano. É stata fantastica sul set anche x le piccole cose. Molti stanno zitti e va bene tutto. Lei quando non era contenta me lo faceva capire con grazia e leggerezza. Era nelle pieghe psicologiche dei personaggi.”

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La riflessione finale è affidata a Roberto Herlitzka, uno strepitoso Sartorius nel film: “Il mio personaggio è una spia che sapeva che la cultura c’era, perciò bisognava occultarla. Io direi che quell’epoca era meglio della nostra. C’era ancora qualcuno che poteva dire quello che sapeva. Oggi la parte oscurantista è troppo più forte dell’altra. La cultura è quasi dimenticata. Allora invece era qualcosa per pochi ma esisteva ed era forte e una persona come Cristina ce la possiamo ancora ricordare. Oggi l’impressione di uno un po’ maniaco e dell’altro secolo è che non sembra che la cultura ci sia. Non è più presentata in giro”.

Testo e foto di Alessio De Nicola.

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